Testacoda proporzionale?
Così, dietro le quinte di Palazzo, i partiti si coltivano un futuro
Ai piedi del trono tecnocratico di Mario Monti, i partiti hanno senso soltanto se riuscirà loro di modificare la legge elettorale e il sistema istituzionale. Sono di questo tipo i ragionamenti che si fanno in queste ore nel Pdl, dove, con estrema cautela si comincia persino a parlare di quel rimpasto di governo – con innesto di politici – che piacerebbe moltissimo a Monti e al Quirinale. “Ho deciso di fare un passo di lato, in politica e nel mio stesso partito”, ha detto ieri Silvio Berlusconi al Financial Times.

Ai piedi del trono tecnocratico di Mario Monti, i partiti hanno senso soltanto se riuscirà loro di modificare la legge elettorale e il sistema istituzionale. Sono di questo tipo i ragionamenti che si fanno in queste ore nel Pdl, dove, con estrema cautela si comincia persino a parlare di quel rimpasto di governo – con innesto di politici – che piacerebbe moltissimo a Monti e al Quirinale. Una posizione tuttavia considerata ondivaga, tentennante, dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che se ne sarebbe lamentato con il capo dello stato: “Siamo preoccupati. Noi sosteniamo il governo, mentre quelli fanno finta”. Eppure Silvio Berlusconi sembra avere deciso. “Ho scelto di fare un passo di lato, in politica e nel mio stesso partito”, ha detto ieri al Financial Times confermando anche il sostegno “responsabile” al governo. Dichiarazioni – per tono e contenuto – non del tutto nuove, ma ispirate alla necessità di comunicare con gli interlocutori internazionali (e infatti è in cottura anche un’altra intervista, con l’americano Atlantic).
L’ex presidente del Consiglio è anche lui persuaso, come gran parte della sua stessa corte, che i meccanismi istituzionali della Seconda Repubblica abbiano fallito e realizzato una sostanziale ingovernabilità di cui il governo Monti è l’effetto più evidente. E’ per questo che, in seguito all’incontro riservato tra Berlusconi e Giorgio Napolitano, il segretario del Pdl Angelino Alfano ha intensificato i contatti con Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini; membri della maggioranza tripartita che sostiene il governo tecnico. I tre segretari, giovedì scorso, in un incontro con Monti nel corso del quale Bersani ha manifestato insofferenza per l’atteggiamento “furbesco” del Pdl, hanno chiarito la natura dei rispettivi compiti: il governo ha le redini dell’economia e degli interventi anti crisi, i partiti si occuperanno invece delle riforme. Ma il Pdl, non meno del Pd, deve ancora sciogliere molte riserve in materia di modelli elettorali e istituzionali. Sia Pd sia Pdl tentennano tra la formula di un “patto a due” che, escludendo l’Udc, indirizzi la legge elettorale verso un rafforzamento del bipolarismo e un sistema invece di tipo iper parlamentarista e proporzionale. Il modello tedesco puro, o primorepubblicano, che piace a Casini, ma anche all’entourage di Bersani (soprattutto tra i cosiddetti “giovani turchi”).